Agricoltura Sinergica

Oltre il Biologico: Agricoltura Sinergica

Negli ultimi anni in agricoltura si sta assistendo a una rivoluzione all’incontrario, ovvero accanto a una corsa verso la tecnologia più spinta (diserbanti, pesticidi, meccanizzazione, ibridi, ogm) iniziata con la rivoluzione verde negli anni ’40, si sta tornando a una agricoltura più tradizionale, una agricoltura che segua maggiormente i ritmi di Madre Natura. E’ un’esigenza ecologica del territorio sfruttato dall’agricoltura convenzionale, sempre più colpevolizzata e a ragione di spendere più energia (7 calorie) di quanta ne produce (1 caloria), e una richiesta di cibo più sano da parte di consumatori sempre più attenti alla qualità dei prodotti che mettono nel loro piatto.

L’agricoltura biologica è la prima risposta a una gestione più sostenibile dei nostri terreni, degli allevamenti e a un ritorno ad alimenti più buoni e più sani: la sua popolarità cresce ogni anno e conquista fette di mercato sempre più ampie. Certo è un bel passo avanti rispetto all’agricoltura convenzionale, ma non è sufficiente: l’inaridimento dei terreni agricoli non migliora e costringe ad usare i fertilizzanti che causano problematiche di inquinamento delle acque e a usare metodi più o meno naturali per combattere le patologie delle piante coltivate.
All’interno poi della denominazione “biologico” trovano posto realtà molto differenti, da piccole aziende agricole a grandi multinazionali, e qualità dei prodotti diverse. Se poi si aggiunge che la certificazione presuppone il pagamento diretto dell’ente certificatore da parte dell’azienda che chiede la certificazione, è naturale che il solo bollino non consenta una informazione al consumatore precisa quanto conoscere direttamente e poter verificare di persona le tecniche colturali. Meglio quindi affidarsi ai propri occhi e a un rapporto diretto con gli agricoltori locali che a fredde e generalizzate certificazioni.

L’agricoltura biodinamica cerca di risolvere le carenze dell’agricoltura biologica creando un circolo virtuoso di ogni sostanza e stringe un legame più stretto con le dinamiche della Natura: con questa pratica agraria-spirituale si ottiene un freno all’inaridimento degli appezzamenti coltivati e una gestione più sostenibile del terreno, con logico miglioramento della qualità organolettiche e nutrizionali dei prodotti. Le aziende agricole biodinamiche sono generalmente realtà che abbracciano allevamento e coltivazione usando gli scarti dell’uno per nutrire il secondo e viceversa; trattano le piante con preparati biodinamici e hanno uno sguardo attento anche alle dinamiche celesti. Comporta una gestione abbastanza laboriosa e rischia di cadere nel gioco perverso delle certificazioni.
Ma c’è una pratica agraria semplice, economica, basata su forti basi scientifiche che risolve tutti i problemi e produce frutti buoni e sani…Fantascienza? Utopia? No, è una realtà vivace e colorata e facilmente visitabile a Travedona e Ispra presso gli orti dell’azienda agricola La zucca di Cenerentola, nonché gradevolmente assaporabile, anche nella stagione invernale, grazie alle conserve prodotte nel laboratorio aziendale.

L’agricoltura sinergica non è una invenzione dell’uomo e non si può brevettare o sfruttare economicamente, forse per questo non ha la notorietà che si merita, è solo Natura, è solo riconoscere e assecondare la splendida complessità della Natura che si auto sostiene da sempre. Detta anche agricoltura del non fare, o meglio del non disfare quello che poi bisogna rifare, nasce già negli anni ‘30 dall’intuizione del microbiologo giapponese Masanobu Fukuoka e dall’adattamento dei suoi studi al nostro clima di Emilia Hazelip, e si basa sul riconoscere il ruolo fondamentale dell’ecosistema del suolo per coltivare piante sane e produttive, come dimostrano studi scientifici troppo spesso ignorati o nascosti: in una manciata di terreno fertile, vive una quantità d’organismi maggiore di tutta la popolazione umana!

Producendo più energia di quanta ne consumi, senza sfruttare il terreno esenza ricorrere a nessuna sostanza esterna (nessun concime e nessun trattamento), il giardino sinergico è in definitiva un piccolo ecosistema, costruito, certo, ma destinato a seguire ritmi di vita del tutto naturali. La sinergia tra le piante, che essudano dalle radici zuccheri per nutrire funghi e batteri, e i microorganismi, che ricambiano le piante rendendo disponibili i micronutrienti essenziali e proteggendole dai patogeni, è collaudata da millenni e consente una produzione realmente bio sostenibile e con valore nutrizionale maggiore. Questo ecosistema della rizosfera nutre anche animali a noi più simpatici, come i graziosi mammiferi dei boschi, e non danneggia la preziosa alleata ape. L’agricoltore sinergico, o agricoltrice come la nostra “Cenerentola” Deborah Armiento, non ara e non arieggia, non concima e non tratta, ma in spazi strutturati consocia piante coltivate, fiori e piante indigene con l’obiettivo di conservare un ecosistema in cui non vada perduta nessuna delle forme di vita normalmente presentì nel terreno allo stato selvaggio. Prende vita così un orto-giardino autosufficiente e capace di rigenerarsi con un intervento minimo da parte dell’agricoltore: nessun terreno nudo e morto, ma un vivace susseguirsi di forme e colori e un brulicare di vita sopra e sotto il suolo.